Non serve essere pronti
Una lettera per chi legge in silenzio
Ciao,
Ti scrivo questa newsletter dalle Canarie,
Sono arrivata ieri e ho ancora addosso quella sensazione sospesa che arriva quando scopri un nuovo posto: il corpo è qui, ma lo sguardo sta ancora imparando a stare.
Quando viaggio mi succede sempre la stessa cosa.
All’inizio guardo tutto velocemente, ho fretta di fare, di scoprire, di vivermi tutto ciò che una nuova avventura mi può dare. Poi piano piano rallento. E quando rallento, vedo di più.
La luce che entra dalle finestre, i silenzi tra una parola e l’altra, le persone che non sentono il bisogno di riempire ogni spazio.
È lo stesso modo in cui entro nelle case delle famiglie che fotografo.
Non solo con l’idea di catturare qualcosa ma con quella di ascoltare.
Perché una casa racconta molto prima che succeda qualcosa di “importante”.
Il mio lavoro non finisce quando esco da una casa con la macchina fotografica nello zaino.
Inizia, in un certo senso, dopo.
Quando riguardo le immagini, una per una. Quando mi fermo su uno sguardo, su una mano appoggiata a un tavolo, su un disordine che assomiglia terribilmente alla vita.
In quei momenti mi sento spesso in silenzio.
Un silenzio pieno, però.
Perché so che quelle immagini non sono solo “belle foto”, sono frammenti di vita vera, affidati a me senza filtri.
A volte mi chiedo se questa parte del lavoro si percepisce da fuori.
Il peso leggero, ma costante, della responsabilità.
La paura di banalizzare qualcosa che per qualcuno è importante.
Il bisogno di scegliere con cura, di non raccontare troppo, di non raccontare male.
È qui che capisco perché non potrei fare un altro tipo di fotografia.
Perché non mi interessa costruire un’immagine, ma restare fedele a un momento.
Anche quando è imperfetto.
Soprattutto quando lo è.
E poi ci sei tu che leggi.
Magari in silenzio.
Magari da mesi, o solo ogni tanto.
Forse non hai mai prenotato un servizio.
Forse stai solo osservando, sentendo se quello che racconto ti somiglia, se risuona con il tuo modo di vedere le cose.
Va bene così.
Volevo dirtelo, a fine anno.
Non serve essere pronti. Non serve avere tutto chiaro, deciso, sistemato.
Io per prima non ce l’ho.
Questo spazio è anche per chi resta in ascolto. Per chi sente, ma non ha fretta di fare.
Per chi sa che alcune cose maturano lentamente.
Per il nuovo anno non voglio promettere di più.
Voglio promettere meglio.
Prometto di continuare a guardare con rispetto.
Di entrare nelle case con la stessa attenzione con cui si entra in una storia che non è la propria.
Di lasciare spazio a quello che c’è, senza forzarlo.
A fine anno tutti parlano di bilanci.
Io in questo periodo sento invece più il bisogno di fermarmi e fare spazio.
Spazio per accogliere tutto ciò che di nuovo e positivo arriverà.
Spazio per liberare la mente e tornare ancora più carica.
Spazio perché ho bisogno anche di questi momenti per staccare del tutto, per me sono fondamentali.
Se stai leggendo questa newsletter fino a qui, grazie.
Davvero.
Oggi ti scrivo da un’altra isola, con una luce diversa negli occhi. Una luce che è frutto di un percorso meraviglioso fatto con le famiglie in tutto questo 2025.
Pronta a tornare nel nuovo anno con lo stesso sguardo di sempre:
presente, curioso, gentile.
Ti auguro buone feste,
Con affetto,
Sabrina

